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Santa Maria Maggiore
Per patrimonio storico e artistico la basilica di Santa Maria Maggiore in piazza Duomo è il maggior monumento cittadino, tanto da essere un tempo definito "cappella della città". Quando i bergamaschi ne decisero la costruzione, scelsero un luogo non marginale rispetto all'antico impianto urbano e facilmente accessibile, dove già sorgeva la chiesetta di Santa Maria. Il cantiere fu avviato nel 1137 su progetto di un non meglio noto "magi- stro Frido", la cui effige si vuole sia rappresentata dal busto di un uomo barbuto che compare sopra l'abside. Verso la metà del '300 Giovanni da Campione ebbe l'incarico di costruire l'ingresso monumentale a nord con il protiro sostenuto da leoni di marmo rosso, completato da una loggia tripartita con la statua di Sant'Alessandro a cavallo, su cui venne aggiunto, alla fine del secolo, il tabernacolo coperto a cuspide; il protiro a sud è invece retto da leoni di marmo bianco Il grandioso interno romanico, che doveva essere tutto affrescato, fu poi trasformato con una fastosa decorazione barocca. Nel corso dei secoli il consorzio della Misericordia Maggiore arricchì la basilica basilica di opere d'arte: vi spicca il coro con tarsie eseguite tra il 1522 e il 1555 su disegni di Lorenzo Lotto e il confessionale barocco di Andrea Fantoni.
Cappella Colleoni
La Cappella Colleoni è situata in piazza del Duomo e fu commissionata nel 1472 da Bartolomeo Colleoni perché contenesse il suo monumento sepolcrale e un altare per i riti e le messe quotidiane. Nel testamento il condottiero dichiarava infatti che voleva essere sepolto «in capella sua», fabbricata accanto alla basilica di Santa Maria Maggiore, e alla data della sua morte, avvenuta nel novembre 1475, il monumento era sostanzialmente terminato.
Nel 1842 nella Cappella fu trasferito il sepolcro di Medea Colleoni, la figlia prediletta del con-dottiero, morta nel 1470 e sepolta nella chiesa di Santa Maria della Basella a Urgnano. Giovanni Antonio Amadeo, che operò alla Certosa di Pavia, fu il progettista del monumento funerario che, con la straordinaria facciata decorata da marmi policromi e bassorilievi, rappresenta uno dei più grandi esempi di stile lombardo rinascimentale.
Le ricchissime decorazioni sono dense di riferimenti alla cultura di Roma antica ed ebraica, e alla religiosità cristiana, senza trascurare il culto della personalità, visibile nell'esibizione delle fatiche di Ercole - di cui Colleoni manteneva la grandezza eroica e perpetuava la gloria - in quattro formelle sottostanti i pilastri della facciata.
Duomo
Nel sottosuolo della cattedrale è emersa la presenza di due chiese preesistenti, entrambe di grandi dimensioni e che ricalcano il perimetro dei tempio attuale: la cattedrale paleocristiana e quella romanica dedicate a San Vincenzo. Entrambi gli edifici dovevano essere maestosi e decorati, come testimoniano i resti di pavimentazione musiva del VI secolo e gli affreschi del XIII secolo. Sul finire del '400 si decise di costruire l'attuale Duomo e alla fase iniziale dell'opera contribuì il Filarete. Terminato alla fine del '600 il tempio venne dedicato a Sant'Alessandro Martire. Il completamento della cattedrale, che custodisce opere di Gian Battista Tlepolo, Glovan Battista Moroni, Sebastiano Ricci e Andrea Prevltall, avvenne solo nell'Ottocento con la realizzazione della cupola, mentre la facciata risale al 1866.
Battistero
A completamento del raccolto spazio di piazza Duomo, il Battistero fu collocato nella sede attuale nel 1898. L’edificio ha origini molto antiche e fu Innalzato nel 1340 da Giovanni da Campione all'Interno della basilica di Santa Maria Maggiore che allora era la chiesa battesimale. Quando il rito del battesimo fu trasferito nel Duomo, Il Battistero venne considerato troppo ingombrante per la basilica. Nel 1660 venne smontato e fu depositato in un cortile, dove rimase un paio di secoli fin quando, nei 1856, non fu deciso di ricomporlo nel cortile del canonici. Anche questa destinazione non risultò soddisfacente, per cui venne ricostruito di fronte al Duomo.
Via Gombito
Lungo la Via Gombito svetta la Torre. La sua origine sembra risalire al 1100 e nel periodo comunale fu data in proprietà alla famiglia Zoppi, a cui apparteneva ancora nel XVI secolo. Costruita in blocchi di pietra arenaria, la struttura sale fino all'altezza di 51,60 metri, con diverse feritoie e monofore. Nel 1547 vi si insediò una bottega e per l'occasione vennero demolite alcune parti delle pareti interne alla Torre. Nel 1849 la Torre venne chiusa per ordine del governo austriaco per Impedire rappresaglie da parte del bergamaschi. Nel 1878 venne poi donata al Comune, e nel 1892 venne deliberata la costruzione di una scala stabile. Oggi è sede dell'ufficio di Informazione e accoglienza turistica ed è possibile salire e ammirare II panorama, previa prenotazione presso lo Iat di Città Alta.
Torre Civica (Campanone)
Si ha notizia dell'esistenza della Torre Civica di piazza Vecchia, di proprietà della consorteria dei Suardi e dei Colleoni, già dal Xlll secolo. Nell'assetto originario si elevava dal suolo per 37,70 metri e probabilmente aveva una copertura In legno e delle scale lignee all'interno. Intorno al 1364 alcuni edifici, indicati come le carceri del Comune, vennero uniti alla Torre.
La torre fu modificata nel 1486 in seguito a un incendio, e sulla sua sommità fu predisposta una celletta con funzione di luogo di avvistamento. Nel 1551 fu realizzata la nuova cella campanaria e nel 1556 venne ricostruito l'orologio; nel 1628 la torre fu coperta di lastre di piombo e sopra venne posata la statua del patrono.
Nel 1681 un altro incendio impose un sistema di copertura in muratura. È possibile raggiungere la sommità della Torre con il nuovo impianto ascensore e ammirare la magnifica vista sulla città e sui colli.
Palazzo del Podestà
In origine residenza delle famiglie Suardi e Colleoni (da ciò la denominazione di "Domus Suardorum"), il Palazzo del Podestà di piazza Vecchia dall'inizio del XII fino alla prima metà del XV secolo fu residenza dei Podestà di Bergamo e ospitò varie funzioni comunali. È unito da un cavalcavia all'attiguo palazzo della Ragione.
Adibito a varie funzioni durante il dominio di Venezia e con gli Austriaci, Il Palazzo del Podestà fini con l'avere nell'arco dell'ultimo secolo destinazioni non consone alla sua importanza storica. Dopo la caduta di Venezia il Palazzo fu impiegato dai francesi prima e dagli austriaci poi come sede del tribunale, che venne poi trasferito però a partire dal 1926 nella città Bassa. Ospitò il Museo Civico di Scienze naturali fino al 1958.
Il palazzo ha invece riservato una serie di sorprese dal punto di vista archeologico e storico: sottoposto infatti dal Comune a un intervento di restauro e di recupero durato circa quindici anni, il palazzo ha rivelato importantissime testimonianze relative alla storia di Bergamo. Nel sottosuolo infatti sono stati trovati resti e strutture di epoca romana.
Palazzo Nuovo
Sul lato nord di piazza Vecchia, nel 1600 venne costruito il Palazzo Nuovo che doveva divenire la sede amministrativa della città. Sorge su uno spazio Intensamente edificato, a ridosso dell'antica chiesa di San Michele dell'Arco, che aveva annesso un cimitero, e della Loggia Nuova, costruita nel Quattrocento come sede della Cancelleria, delle provvisioni e del Consiglio. Entro il 1616 venne terminato il lato est del Palazzo, ma i lavori furono interrotti e ripresero nel 1650, con l'annessione della sacrestia della chiesa e infine, nel 1698, con la distruzione della Loggia Nuova e del Regio, ovvero un portico servito da una scala, da cui si accedeva al piano superiore della Loggia.
La facciata, rimasta incompiuta fino al 1928, fu modellata dall'architetto Ernesto Pirovano e decorata con sculture sopra i fastigi delle finestre. Il Palazzo fu sede del Municipio di Bergamo fino al 1873, poi ospitò l'Istituto Tecnico Professionale e, dal 1928, è sede della prestigiosa Biblioteca Angelo Mai.
Palazzo della Ragione
È situato in piazza Vecchia ed è considerato uno dei più antichi palazzi comunali lombardi: il Palazzo della Ragione fu eretto nel XII secolo, ma subì trasformazioni importanti nel XIV e XV secolo. Prima della formazione della piazza Vecchia il Palazzo aveva la facciata principale rivolta a sud e la facciata a nord si apriva con un solo portale, ma lungo il XIV secolo furono anche li ampliate le aperture e realizzate le finestre al primo plano. Il "ribaltamento” del Palazzo fu fatto intorno al 1430.
L'edificio subì gravi danneggiamenti a causa di due Incendi, e fu restaurato nel XVI secolo. Consiste in un'unica sala innalzata da terra su una base portata, che fu utilizzata originariamente come Sala del Consiglio, In seguito come sede della corte di giustizia, e nel XIX secolo prima come teatro e poi come biblioteca civica. Attualmente, dopo I recenti lavori di restauro delle facciate in pietra arenaria, la pulitura delle pareti interne della Sala delle Capriate, la messa in luce degli intonaci antichi del loggiato e ¡I miglioramento delle dotazioni impiantistiche, ospita una parte delle raccolte dell'Accademia Carrara.
Teatro Sociale
Il 3 marzo 1803 clnquantaquattro notabili bergamaschi sottoscrissero e finanziarono il progetto per la creazione del Teatro della Società, che venne edificato nell'area compresa tra il Palazzo del Podestà e la Corsarola, Il vicolo dove si trovava la ghiacciaia. L'architetto prescelto per il progetto fu l'austriaco Leopold Pollack. L’architetto Antonio Bottani affiancò Pollack nel ruolo di direttore esecutivo.
La struttura edilizia comprende, oltre al teatro formato da una sala a pianta ovale troncata dal palcoscenico, tre ordini sovrapposti di palchi e un loggione, anche retropalchi, sale da gioco, da biliardo e caffè. L'Ingresso principale è sulla Corsarola, mentre un secondo Ingresso, grazie ad un corridoio ad "L", collega il teatro alla piazza Vecchia creando un accesso privilegiato a chi arrivava in carrozza.
Inaugurato nel 1808, il teatro funzionò fino a fine del XIX secolo. Venne recuperato negli anni Ottanta come sede temporanea di mostre e dopo un intervento di restauro nel 2007, nel 2009 è stato restituito alla città completamente rinnovato.
Santa Grata Inter Vites
La chiesa fu costruita nel IV secolo, secondo tradizione, sul luogo di sepoltura di Santa Grata, in Borgo Canale: dai documenti più antichi, risalenti al XII e al Xlll secolo, si apprende che la chiesa primitiva, orientata lungo l'asse est-ovest, aveva un portico esterno. Nel 1652 il Consorzio dei Poveri di Nostro Signor Gesù Cristo concordò con II pittore Giacomo Barbello l'esecuzione e II pagamento della pala per l'altare maggiore della chiesa, raffigurante Santa Grata che mostra i resti del martire Alessandro al padre Lupo. Nel XVIII secolo fu interamente ricostruita e nel 1897 si ampliò II lato sud-ovest per creare la cappella dedicata a San Pellegrino Laziosi. Nel 1904-1906, In occasione delle feste per II centenario di Santa Grata, furono ampliate e arretrate le cappelle laterali ed eseguita la decorazione da Gaetano Gallizioli e Giuseppe Riva.  Un importante cambiamento fu apportato dall'architetto Luigi Angelini, che nel 1937 sfondò e arretrò la parete di fondo del presbiterio per ricavare uno spazio poligonale con funzione di coro. Sempre Angelini nel 1955 sistemò la facciata, su cui si vedono le statue settecentesche di San Lupo e Santa Grata di Antonio Maria Pirovano, e nel 1961 progettò II nuovo Battistero, alla cui decorazione concorsero Trento Longaretti e Attilio Nani.
Casa Natale di Donizetti
La casa si trova nell’antico Borgo Canale e fu eretta nel XVII secolo. Entrando dalla porta si scorge a sinistra una scala cieca che conduce in un antico portico di due doppie campate, a volta, sostenuto da pilastri e in seguito trasformato per ottenere camere con vista sull'orto. Fu acquistata dal Comune di Bergamo nel 1925, grazie ad una pubblica sottoscrizione promossa da un apposito comitato, e nel 1948 e nel 1975 vennero fatti Interventi di restauro. Oggi è aperta al pubblico.
Le Mura e la Rocca
A partire dal 1561 si concretizza il progetto di fortificare la città di Bergamo, che la Repubblica di Venezia aveva tentato di awiare già nel 1526 sotto la guida del capitano generale Francesco della Rovere. Dal 51 luglio 1561 Iniziano le demolizioni, a partire da Borgo Canale e dalla basilica di Sant'Alessandro, proseguendo con le chiese di San Domenico, di San Giacomo, di San Lorenzo, e con la distruzione di abitazioni, coltivazioni e vigneti.
In soli tre mesi viene tracciato il circuito della fortezza, con nove cantieri e con l'impiego di 3.760 guastatori per le demolizioni, 263 spezzamonti per i lavori di scavo in roccia e la fornitura di pietre, 147 muratori e 46 falegnami per I lavori di costruzione. Nel 1585 la lunghezza delle Mura era di 5.411 metri, contro gli attuali 6 chilometri e 200 metri. Il progetto iniziale venne ampliato e si decise di costruire vere e proprie mura di pietra lungo ¡I percorso, a partire dalla zona più settentrionale, la prima ad essere portata a termine. I lavori si possono dire sostanzialmente conclusi nel 1590, nonostante rimanessero da sistemare la Cappella, la spianata di San Domenico, la Porta e il Ponte di San Giacomo, e soprattutto le difese del Forte di San Marco, definitivamente messe a punto nel XVII secolo.
Sull'altura di Santa Eufemia, secondo alcune ipotesi relative alla struttura della Bergamo romana, venne collocato il Campidoglio: li, quando la città gli fu consegnata in signoria, re Giovanni di Boemia vi fece costruire una rocca. Il luogo fu rafforzato dai Visconti e quindi da Venezia, che a metà del '400 vi innalzò il torrione rotondo.
Dopo la costruzione delle mura, la rocca fu trasformata In arsenale e vi venne collocata la prima fabbrica di polvere da sparo. Ceduta parzialmente come residenza signorile dai francesi, con gli austriaci tornò ad ospitare una caserma e poi un carcere. Nel 1927-28 il Comune acquisi iI
complesso e lo sottopose a un radicale intervento di recupero. All'inizio vi furono collocati antichi reperti poi trasferiti nel Museo Archeologico; poi vi fu allestito il Museo del Risorgimento nel 1960.
Cannoniera di San Giovanni
Le nuove Mura della città non servirono mai alla difesa, ma nonostante questo vennero fornite di 16 piazze (baluardi e piattaforme), in particolare, nel luglio 1590, il baluardo e la cannoniera di San Giovanni raggiunsero un'effettiva efficienza militare, anche se l'architetto Francesco Tensinl, nel 1630, rilevò che proprio il baluardo di San Giovanni era, a suo parere, uno dei punti più deboli della fortificazione. Nel 1825 il Comune acquistò gli spalti, compreso il baluardo di S. Giovanni, al prezzo di 6.050 lire, il demanio pose però molte condizioni, tra le quali quella di non alterare la forma dei sotterranei, delle mura e dei bastioni.
Dal 1841, con la creazione del piazzale di Colle Aperto e abolite le tracce delle strutture militari, la piazza superiore del baluardo di S. Giovanni è utilizzata come belvedere su Bergamo bassa e la Pianura Padana. Alla fine del 2009 la Cannoniera è stata restituita alla città grazie al complesso intervento di recupero effettuato.
La cannoniera di San Michele
Si tratta in questo caso di una cannoniera doppia in casamatta posizionata all'interno del Baluardo di San Michele o dell'Acquedotto, a difesa della cortina comprendente porta Sant'Agostino e parte della faccia del baluardo. È stata oggetto di restauro da parte del Comune, la cui conclusione nel 1992 ha evidenziato l'imponente struttura del sotterraneo.
Tramite una galleria curva si scende nell'ampia sala di manovra, un salone di tre vani con volta a botte con un'unica colonna centrale. In alcuni punti le pareti sono costituite dagli strati rocciosi che costituiscono la base delle colline su cui è stata edificata Bergamo Alta. La bocca cannoniera di sinistra è stata completamente murata mentre rimane visibile la forma della bocca di destra: un "Imbuto" rovesciato verso l'esterno con un piano Inclinato sul fondo del quale doveva essere posizionato II cannone.
Nella sala di manovra esiste una zona, protetta e non accessibile, che consente di osservare numerose stalattiti filiformi o "spaghetti" che scendono dal soffitto con lunghezze che arrivano anche ai tre metri e stalagmiti create dallo stillicidio dell'acqua sul pavimento.
La Fontana del Lantro
La Fontana del Lantro, situata sotto la chiesa di San Lorenzo all'Inizio di via Boccola, è una costruzione In pietra squadrata a vista, con ampie volte con archi a tutto sesto e sesto acuto poggianti su una colonna al centro della cisterna. Viene menzionata per la prima volta in una pergamena del 928 del vescovo Adalberto.
La struttura attuale è della seconda metà del 1500. La Fontana del Lantro è composta da una vasca principale di circa 400 metri cubi e una più piccola e sopraelevata, alimentate dall'antica sorgente del Lantro e da quella di San Francesco. Usata per rifornire al città, venne sostituita dal nuovo acquedotto a fine Ottocento, ma fu usata come lavatolo fino al 1950. Rimasta in abbandono fino al 1992, in quell'anno è stata ripulita e recuperata dal Gruppo speleologico bergamasco "Le Nottole”.
Complesso di Sant'Agostino
L'insediamento agostiniano sul colle della Fara è anteriore al 1300, come testimoniano gli affreschi della cappella di San Nicola da Tolentino, situata a destra dell'altare maggiore della chiesa. La chiesa fu Interessata da lavori di sistemazione nel XV secolo, ma In sostanza è pervenuta a noi nella forma trecentesca a cui nel tempo sono state aggiunte le cappelle laterali. Intorno al 1442 il complesso entrò In possesso del frati dell'Osservanza agostiniana di Lombardia, e nel 1475-76 fu decorato nuovamente il soffitto. Tra la fine del XV e l'Inizio del XVI secolo si svolsero i lavori di sistemazione della sagrestia e di costruzione del secondo chiostro con gli edifici annessi. Nel 1797 il convento fu soppresso e adibito a caserma.
Oggetto di un primo restauro nel 1955-1961, ha ospitato mostre e spettacoli teatrali e di danza. Parte del complesso è sede della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Bergamo. La chiesa è divenuta nel settembre 2015 Aula Magna dell'Ateneo bergamasco, al termine di un Intervento del Comune di Bergamo che ne ha restaurato l'interno, realizzato nuove pavimentazioni e impianti oltre all'installazione degli arredi.
Le Porte
Sono quattro le porte principali di Bergamo: Porta Sant’Agostino, Porta San Giacomo, Porta Sant’Alessandro e Porta San Lorenzo. Secondaria era invece Porta del Soccorso. La prima ad essere costruita nel 1563 fu San Lorenzo, che prese il nome dal Borgo attiguo e dalla chiesa demolita per la costruzione della cinta. Nel 1605 fu chiusa perché difficilmente difendibile; nel 1627 al di sopra della porta originaria ne fu costruita un’altra su disegno di Francesco Tensini. La seconda fu Porta Sant’Alessandro, costruita in muratura nel 1565, che delimita a sud-ovest il Forte di San Marco, quella parte delle Mura che si inerpica sul colle ai piedi della Cappella di San Vigilio. Nel 1568 venne invece completata Porta San Giacomo, tra l’altro coperta di marmo di Zandobbio, con cui sono costruiti le semi-colonne, le modanature e i due pinnacoli che sovrastano la facciata ( le altre tre porte sono invece in arenaria ). Infine Sant’Agostino venne realizzata nel 1575, inizialmente con un ponte in legno stabile, poi costruito in muratura nel 1781.
Palazzo Moroni
Il palazzo edificato dagli stessi Moroni  tra il 1636 ed il 1666  si trova nel cuore della Città Alta di Bergamo. La facciata lungo la via di Porta Dipinta si presenta assai estesa e sobria, in netto contrasto con l’impronta barocca data da G.G. Barbelli, autore degli affreschi che decorano la maggior parte delle sale e dai cui soggetti le stesse prendono il nome: sala dell’Età dell’Oro, dei Giganti, dell’Apoteosi d’Ercole ed infine della Gerusalemme Liberata. Nell’’800 tutto il piano nobile subirà  ammodernamenti, nonché una radicale trasformazione di alcune sale, con tappezzerie, affreschi e decori che ben mostrano il gusto e lo stile di vita del XIX secolo. La dimora, diventata nel 2009 Fondazione museale, ha mantenuto la sua peculiarità di casa abitata e si presenta di conseguenza completamente arredata e la sua eccellenza è senza dubbio da ascrivere alla collezione di pittura, soprattutto lombarda, tra cui spiccano capolavori di G. B. Moroni, Bernardino Luini, Giambettino Cignaroli e Cesare Tallone. Un vasto giardino terrazzato si estende a sorpresa partendo dalla balconata interna ed include una torre medioevale,degli eleganti parterre ed una sezione ad “ortaglia”.
Palazzo Terzi
Il Palazzo costituisce un caso interessante per la sua ubicazione su un sedile occupato da preesistenze rinascimentali parzialmente inglobate negli ampliamenti sei-settecentesche. Tale posizione non impedì comunque nel tempo di predisporre un giardino disposto su vari livelli del terreno. Iniziato nei primi del XVII secolo con le nozze del marchese Luigi Terzi(1630), i suoi lavori proseguirono nel tempo fino a che Gerolamo Terzi, nell’occasione del suo matrimonio con Giulia Alessandri nel 1747, ampliò definitivamente i progetti affidando al Caniana, ed alla sua morte all’Alessandri, la realizzazione della fontana addossata al muro sottostante il giardino di Palazzo Recuperati.

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